La Biblioterapia

 

La Biblioterapia è l'uso dei libri come possibilità di cura: attraverso i romanzi, le poesie, le favole, le storie, possiamo trovare parole, pensieri e immagini che ci donano benessere e serenità.

 

Il vero luogo natio è quello dove per la prima volta

si è posato uno sguardo consapevole su se stessi:

la mia prima patria sono stati i libri.

Marguerite Yourcenar

 

 

Il termine Bibliotherapy indica infatti le proprietà terapeutiche dei libri: sia dalla parola greca therapeia sia da therapy che esprimono il concetto  di care ovvero del "prendersi cura".

Nell'antichità era chiara l'importanza della lettura, tanto che la leggenda tramanda che all'entrata dell'antica biblioteca di Alessandria d'Egitto si potesse trovare un'iscrizione che recitava: "Luogo di cura per l'anima".

In Grecia, le Muse ispiravano e proteggevano l'attività creativa, un'opera divina degna del massimo rispetto.

Inoltre la lettura era così importante nello sviluppo della persona e così degna di considerazione che veniva svolta ad alta voce, e non in modo silenzioso, cioè un atto che coinvolgeva l'apparato fonatorio ma anche tutto il corpo, l'individuo in tutta la sua interezza.

 

Ogni lettore, quando legge, legge se stesso.

L'opera dello scrittore è soltanto una specie di strumento ottico

che egli offre al lettore

per permettergli di discernere quello che, senza libro,

non avrebbe forse visto in se stesso.

Marcel Proust

 

Il 1916 segna l'introduzione della Biblioterapia nel ventesimo secolo, quando è apparso sulla rivista The Atlantic Monthly un articolo intitolato Literary Clinic, il cui autore, un ministro di culto della Chiesa unitaria negli Stati Uniti, espresse l'idea che i libri potessero essere una specie di farmaco per l'anima.

Nel 1930 Karl Menninger pubblicò il libro The Human Mind in cui rifletteva sulle potenzialità curative dei libri; mentre suo fratello William, nell'articolo Bibliotherapy, affermava i concetti fondamentali della futura biblioterapia, ovvero il libro su prescrizione e la consapevolezza che lo stesso libro non è adatto a tutti.

Nel 1949 avviene la vera svolta nella storia della Biblioterapia, quando Caroline Shrodes definì il suo modello di biblioterapia psicodinamico, individuando i meccanismi che si generano durante l'applicazione di tale metodo, o meglio in quale modo la lettura può diventare terapeutica. La lettura viene vista come un'esperienza vicaria, sostitutiva dell'esperienza reale, ma generatrice degli stessi meccanismi psichici: il lettore così è coinvolto in un processo di crescita e adattamento. La lettura diventa un percorso dinamico non più solo statico, in riferimento anche all'interazione tra la personalità del lettore e il tipo di letteratura utilizzata.

Shrodes individua diversi diversi processi che interessano la dinamica scaturita nel processo della Biblioterapia:

  • l'identificazione, l'affiliazione con un'altra persona o simbolo;
  • la proiezione, l'attribuzione ad altri delle proprie motivazioni o emozioni;
  • la catarsi, il rilascio dei sentimenti e l'eventuale purificazione dalle emozioni;
  • l'intuizione, la consapevolezza emotiva, il riconoscimento delle proprie motivazioni ed esperienze che permette il cambiamento.

Un libro deve essere un'ascia

per il mare ghiacciato che è dentro di noi.

Franz Kafka

 

Attraverso le storie è possibile compiere delle esperienze, con le varie conseguenze che ne derivano, processo questo definito esperienza esonerata. I libri ci aprono alla possibilità e libertà di esplorare e comprendere, di riflettere e porci delle domande, di immaginare, di percepire e costruire idee e il futuro, una nuova realtà che da sé si apre all'orizzonte.

 

Per sognare non bisogna chiudere gli occhi,

bisogna leggere.

Michel Foucault

 

La lettura non è solo statica, ma ci consente di sentire sulla nostra pelle le vicende del personaggio, vivendo con passione e partecipazione. A livello biologico questo meccanismo si spiega con la presenza dei neuroni specchio, che si attivano quando un movimento simile viene compiuto intorno a noi. Riusciamo a sentire empaticamente ciò che "vediamo" svolgersi davanti a noi nel libro e a piangere e ridere e soffrire come i personaggi della storia. Noi viviamo la storia, noi siamo quella storia nel "qui e ora", con le emozioni, i pensieri, le immagini, il nostro corpo.

 

Non leggete, come fanno i bambini, per divertirvi, o,

come fanno gli ambiziosi per istruirvi.

No, leggete per vivere.

Gustave Flaubert

 

Nella Biblioterapia è fondamentale il concetto che si sta lavorando per la persona, è l'utente il nostro obiettivo a cui guardare nella scelta dei testi da proporre. in base anche alle caratteristiche dell'utente stesso e alle competenze del professionista. Uno psicologo ad esempio potrebbe suggerire un romanzo o delle poesie al paziente e soffermarsi su dei passi in riferimento alle tematiche portate nelle varie sedute e analizzare ciò che viene suscitato, da un punto di vista emotivo-affettivo, cognitivo e corporeo (in una terapia a mediazione corporea), per proporre un autentico contatto con sé e una consapevole integrazione psico-corporea.

 

Leggendo non cerchiamo idee nuove, ma pensieri già da noi pensati,

che acquistano sulla pagina un suggello di conferma.

Ci colpiscono degli altri le parole che risuonano in una zona già nostra

- che già viviamo - e facendola vibrare

ci permettono di cogliere nuovi spunti dentro di noi.

Cesare Pavese